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Giovanni Monti

Presidente Legacoop Emilia Romagna

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venerdì 21 febbraio 2014

Sull’Appennino reggiano nasce un laboratorio di cooperazione e comunità

Tra le montagne dell’alto Appennino reggiano sta nascendo un laboratorio per realizzare una nuova formula innovativa di sviluppo. Non verranno utilizzate sostanze chimiche, ma quattro concetti come comunità, cooperativa, lavoro, territorio. In realtà il laboratorio ha già all’attivo due sperimentazioni positive: due cooperative che si sono costituite in piccoli paesi, Succiso e Cerreto Alpi con l'obiettivo di mantenere in quel luogo una comunità viva, attraverso la forma dell'impresa cooperativa.

Comunità non solo come un concetto sociologico, ma anche come impresa in forma cooperativa che vuole creare i presupposti economici perché la gente del paese (e specialmente i giovani), e il territorio non scivolino a valle. Questo è possibile se si crea una comunità che da vita ad imprese in grado di creare lavoro. A Succiso e a Cerreto Alpi la cosa è riuscita.

Da qui parte l’idea di Confcooperative e Legacoop di sviluppare il progetto “La Cooperativa è una comunità”, che ha lo scopo di trasformare un angolo dell’Appennino in un polo di diffusione per questa particolare forma di cooperativa, innovativa e antica nello stesso tempo: la “cooperativa di comunità”, come la chiamò, con bella intuizione, il presidente dell’Aci Giuliano Poletti nel 2010, in un convegno organizzato proprio a Succiso.

Con l’attuazione di questo progetto,  inserito nei Programmi integrati di sviluppo e promozione cooperativa previsti dalla Legge Regionale 6/2006, sarà possibile fornire – sulla base delle esperienze e delle professionalità acquisite – sia momenti di supporto imprenditoriale e formativo per la nascita di nuove cooperative di comunità, sia momenti di studio e di riflessione su questa esperienza, alla luce anche dell’esigenza di trovare risposte adeguate e sostenibili allo sviluppo delle aree interne; il tutto utilizzando anche le strutture e le potenzialità ricettive delle stesse cooperative.

Confcooperative e Legacoop  sono convinte che il modello di cooperativa di comunità, possa essere replicato in altri territori dell’Emilia-Romagna, e che la rete di esperienze e di competenze già sviluppato dalla cooperazione reggiana possa diventare un supporto importante a questa replicabilità.

Le esperienze che si sono sviluppate nell’Appennino reggiano, del resto, hanno già suscitato una grande attenzione a livello nazionale, sia nel mondo della cooperazione, sia tra chi si interessa di politiche dello sviluppo economico e sociale nelle aree interne: amministrazioni pubbliche e centri di ricerca (anche internazionali), il Ministero della Coesione Sociale, il sistema camerale.

Si possono ricordare il convegno organizzato da Legacoop e Parco Nazionale a Succiso nel 2010, quello organizzato dalla Camera di Commercio di Reggio Emilia in collaborazione con Confcooperative e Legacoop a Cerreto Alpi nel giugno del 2013, che ha visto partecipanti provenienti da varie province emilia-romagnole ed italiane, le visite di diversi ricercatori di università giapponesi a Succiso. Significativa è anche la relazione su “Una cooperativa-paese per l'occupazione giovanile e la rinascita socio-economica della comunità” svolta dalla cooperativa I Briganti di Cerreto al Forum Aree Interne, organizzato a Rieti dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero della Coesione Territoriale. E infine va ricordato che recentemente il Centre for Strategy & Evaluation Services di Kent, Regno Unito, che ha svolto la ricerca per conto della Commissione Europea, ha inserito l’esperienza dei Briganti di Cerreto nei 20 casi di innovazione e buona pratica a livello europeo. Non ultima va sottolineato il grande rilievo dato da numerosi mass media nazionali all’esperienza delle cooperative di comunità sull’Appennino reggiano.

Anticipando i tempi, in una pubblicazione del Gruppo Abele del 1996, il sociologo Dario Rei spiegava che "alla base della dinamica culturale di partecipazione, si pongono quelle situazioni e quei problemi in cui l'attivazione dei cittadini può generare soluzioni non ancora elaborate dal sapere codificato delle professioni e degli esperti, o lasciate insoddisfatte dalla razionalità amministrativa degli enti pubblici e delle organizzazioni economiche". E' evidente, nelle esperienze che si sono sviluppate nell’Appennino reggiano, l'approccio molto pragmatico ma lungimirante di quei cittadini che hanno deciso di presentarsi davanti ad un notaio per costituire una cooperativa: hanno colto un problema, con tutte le sue criticità, e hanno provato ad individuare una loro soluzione, come protagonisti attivi della vita pubblica.

La soluzione trovata, per Confcooperative e Legacoop, può essere senza dubbio utile per molti altri territori e comunità: per questo nasce il progetto “La Cooperativa è una comunità”.