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Giovanni Monti

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giovedì 20 giugno 2013

A.C.I. Emilia Romagna: la Regione vuol davvero aumentare la spesa pubblica?

Presa di posizione relativa al Ddl sulle Aziende pubbliche di Servizi alla persona - ASP
foto news

Alcuni lanci di agenzia di oggi riferiscono che la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato un disegno di legge di revisione delle ASP tale da metterle nelle condizioni di assumere senza limiti nè di quantità nè di tempo; fosse vero, confidiamo in una correzione del testo, in assenza della quale queste aziende pubbliche potranno ampliare a piacimento e per sempre il proprio organico.
Il tutto disattendendo le leggi ultimamente approvate, comprese quelle che vanno a comporre la spending review, sugli Enti Locali e sulle amministrazione pubbliche che bloccano completamente gli organici e proibiscono assunzioni a questi soggetti pubblici.
L’intenzione della legislazione nazionale è chiara e risponde alle urgenze e ai drammatici problemi di questo paese: di diminuire la spesa pubblica, e per questo crediamo risponda anche alle richieste dei cittadini che da tali provvedimenti si aspettano anche un calo delle tasse.
In tale contesto la Regione Emilia-Romagna dà via libera, senza nessuna barriera, alle ASP, enti pubblici, ricordiamo, che fanno servizi socio-assistenziali, per assumere nuovi assistenti e nuovi operatori amministrativi.
È facile capire che un simile provvedimento contribuirà ad aumentare la spesa pubblica, anziché diminuirla, come nelle intenzioni di tutti. I nostri amministratori regionali così facendo si espongono certamente alla nostra incomprensione e a quella dei cittadini di questa regione, ma anche ad eventuali e prevedibili azioni di governo contro norme regionali che contraddicono palesemente quelle del Parlamento.
Questa decisione della Regione è in controtendenza rispetto anche a scelte di rigore del recente passato. Mentre ci si trova, per contro, alle prese per la prima volta nella storia delle Regioni, a dovere tagliare servizi sanitari e, soprattutto posti letto in ospedale, a causa della diminuzione di risorse del Bilancio Sanitario Regionale.
Per questo, né noi né, pensiamo, nessun altro, capirà come mai si taglia la sanità perché non ci sono soldi e poi si aumenta la spesa in settori dove la molteplicità delle soluzioni e dei soggetti non profit presenti offrono senz’altro numerose possibilità di evitarlo.
Si tratta di una realtà, quella delle ASP, che secondo l’indagine svolta dalla stessa Regione, già nel 2010 perdeva 5 milioni di euro ogni anno. A cui si andranno ad aggiungere anche i denari necessari a sostenere tutte le nuove assunzioni.
A ripianare i debiti contratti dalle ASP sono già oggi chiamati i Comuni e lo saranno ancor di più domani.
Il risultato è prevedibile: le già sofferenti casse dei Comuni verranno così a mancare delle risorse necessarie ad assicurare i servizi, costringendo i sindaci a restringere le garanzie a favore dei cittadini. Perché più aumentano i costi dei servizi, a parità di risorse, meno servizi è possibile erogare.
E anche le nuove figure di governo della ASP introdotte dal ddl destano molte perplessità sotto questo profilo.
L’amministratore unico che sarà introdotto per gestire le ASP a cui si destina una serie così ampia di deleghe, competenze e responsabilità senza, però, cancellare la figura del direttore, non rappresenta un risparmio rispetto al costo degli attuali CdA e introduce invece anche nell'ambito dei servizi alla persona del nostro sistema socio-sanitario un sistema centralistico e monocratico della Sanità di questa regione che allontana lo spirito della partecipazione e della governance da parte degli enti locali al quale ci si è sempre ispirati.
I servizi sociali di questa regione invece, indipendentemente dall'essere gestiti dal privato sociale o dal pubblico, hanno sempre visto protagoniste le comunità locali, che in questi decenni hanno determinato le scelte sui servizi costruendoli dal basso, con i soggetti del territorio.
Su questi argomenti ci aspettiamo segnali di ascolto e coerenza in assenza dei quali non resteremo inerti.