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Giovanni Monti

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martedì 11 novembre 2014

Costruzioni, incontro in Regione. Giovanni Monti, Alleanza delle Cooperative, chiede lo stato di crisi

Secondo i dati dell’Osservatorio Ance dal 2008 al 2014, nel silenzio generale e nell’indifferenza, in Italia sono andati in fumo 800.000 posti di lavoro tra settore e indotto, si sono perduti 58,8 miliardi di investimenti, l’edilizia abitativa è crollata del -58,1%, l’edilizia non residenziale privata del -36,3%, le opere pubbliche del -48%, 14.200 imprese sono fallite.

«Lo stato di crisi del settore delle costruzioni è più che evidente: Il Governo deve prenderne atto e mettere disposizione strumenti straordinari, così come avviene per altri settori, ad esempio per l’agricoltura. Ecco, sulle costruzioni non è solo grandinato, si è abbattutta una serie di tornado: continuiamo a fare finta di niente? Diamo tutta la responsabilità alle cooperative?»: è questo il commento di Giovanni Monti, presidente di ACI e di Legacoop Emilia-Romagna che, assieme a rappresentanti di Confcooperative e di Agci, ha partecipato nel pomeriggio in Regione a un incontro con i sindacati Cgil, Cisl, Uil e l’assessore Alfredo Peri.

«Non si può ragionevolmente pensare che le cooperative, che coprono una parte molto limitata degli occupati del comparto, possano da sole risolvere questa situazione di cirsi strutturale – ha proseguito Monti –. Con gli investimenti pubblici e privati crollati verticalmente si è fatto il possibile e l’impossibile per mantenere le imprese in attività e salvaguardare l’occupazione. E continueremo a fare la nostra parte».

A chi obietta che chiedere lo stato di crisi sarebbe solo un modo per prendere tempo, Monti replica: «Se non vengono varate misure straordinarie, non si sbloccano in fretta i lavori per le infrastrutture e per contrastare il rischio idrogeologico del territorio, se il credito non viene assicurato, se non si dà una mano per smobilizzare l’invenduto attraverso la trasformazione in edilizia con finalità sociale, se non si riescono ad attivare ulteriori ammortizzatori sociali (i soli prepensionamenti potrebbero risolvere la situazione di un terzo dei nostri occupati), bisogna sapere che non si va da nessuna parte».