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Giovanni Monti

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mercoledì 17 dicembre 2014

Giovanni Monti a Stefano Bonaccini: «Incentivare i nuovi settori di attività, sostegno alle costruzioni»

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Monti, cominciamo dalla stretta attualità: cosa pensa dell’inchiesta romana ?

«Non posso che esprimere ferma condanna per i fatti che sono emersi. Se ci sono dirigenti delle cooperative coinvolti, vanno buttati fuori: chi si comporta in questo modo sulle spalle di oltre mille lavoratori (quelli della cooperativa ‘29 giugno’ di Salvatore Buzzi, ndr) crea danni gravissimi, dal punto di vista morale, etico ed economico».

Ma non è mancata la sorveglianza da parte di Legacoop?

«Legacoop non è una holding: le cooperative sono dei loro soci. La funzione di vigilanza che svolgiamo, come previsto dalla legge, deve verificare il funzionamento dell’attività mutualistica».

Ovvero?

«Chi svolge i controlli ogni due anni deve verificare che non siano intaccate le risorse indivisibili, che non siano distribuiti utili maggiori di quelli consentiti, che il patrimonio netto sia positivo, che i libri siano in ordine. Ma non siamo in grado di sapere se qualcuno si interfaccia con qualche malavitoso: non siamo la magistratura né le forze dell’ordine».

Ma come gestirete il danno d’immagine?

«Tutto questo non deve offuscare una realtà importante. Nella sola Emilia-Romagna, dal 2008 al 2013, abbiamo aumentato l’occupazione dell’11 per cento. Abbiamo 141 mila dipendenti, tre milioni di soci. Naturalmente c’è anche chi va male, a cominciare dalle costruzioni. Ma del movimento cooperativo dobbiamo andare orgogliosi. Questo non può essere offuscato da gruppi dirigenti delinquenziali».

Che 2015 sarà per la cooperazione?

«Un anno ancora duro. Interi settori sono in sofferenza: nell’edilizia, i lavori pubblici sono calati dell’80 per cento e gli investimenti privati del 50. Ma c’è anche chi, in vari ambiti, sta mettendo a punto nuovi prototipi per creare lavoro. La stessa cooperazione sociale sta trovando nuovi modelli di rapporto tra pubblico e privato».

Accennava al settore delle costruzioni, in piena sofferenza. Che ne è della vostra proposta di fondere Iter di Ravenna, Cesi di Imola, Coop Costruzioni di Bologna e Cdc di Modena?

«Noi spingiamo affinché le cooperative si mettano insieme. Ma la situazione è grave, e cooperative come Cesi e Iter hanno visto aggravarsi le proprie difficoltà, a un l ivello tale da impedire di portare avanti il progetto che era stato ideato a inizio 2014. Tuttavia, l’integrazione deve andare avanti: i pezzi delle aziende che emergono dai vari concordati preventivi devono parlarsi. Oggi le cooperative che operano nelle costruzioni devono trasformarsi: da immobiliaristi a soggetti che devono costruire infrastrutture. Da un lato servono ammortizzatori sociali che diano ai lavoratori il tempo di formarsi e ricollocarsi, dall’altro un piano per sviluppare attività concrete: sistemazione dei fiumi, della costa, riqualificazioni».

Su questo fronte, cosa vi aspettate dalla nuova giunta regionale?

«Innanzitutto, che Bonaccini faccia presto. La macchina pubblica va velocizzata, bisogna sburocratizzare. Noi chiediamo tavoli che incentivino i nuovi settori di attività, dal turismo all’agroalimentare passando per la meccatronica. Per quanto ci riguarda, chiediamo collaborazione a tutto il mondo delle imprese: se qualcuno ha idee progettuali e vuole creare sinergie, noi siamo interessati».

Nell’ambito del commercio, il rapporto tra la grande distribuzione cooperativa e i negozi privati, soprattutto nei centri storici, è conflittuale. Sarà sempre così?

«Mi auguro che questo conflitto non ci sia: il calo dei consumi, del resto, è un problema che riguarda tutti. Ricordo che Conad, ad esempio, è un’associazione di commercianti indipendenti. E Coop Adriatica sta pensando a come rafforzare la presenza nei centri storici: un esempio tipico è il progetto di riqualificazione del Mercato coperto di Ravenna, per la quale nessun altro aveva partecipato al bando. Un progetto nel quale la Coop creerà un’alleanza con imprenditori privati».

(intervista a firma Francesco Monti pubblicata sulle pagine dell'economia de Il Resto del Carlino del 16 dicembre 2014)