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Giovanni Monti

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lunedì 21 marzo 2016

Rinascimento urbano, la documentazione del convegno disponibile online nel sito della Produzione e Lavoro

Nella sezione "Attività” – sottosezione “Documenti" – settore "Costruzioni" del sito www.ancpl.legacoop.it è possibile scaricare la documentazione relativa al Convegno “Rinascimento Urbano” svoltosi lo scorso 14 marzo scorso a Bologna.

http://www.ancpl.legacoop.it/?action=news&id=1747

Nei prossimi giorni, all’indirizzo https://vimeo.com/vicoo2015 saranno disponibili anche i video presentati durante l’evento e la registrazione completa dello stesso.

Di seguito, una sintesi del convegno curata da Francesca Zarri di Ancpl.

Lunedì 14 marzo si è svolto a Bologna il convegno “Rinascimento urbano: rigenerazione del territorio e degli edifici per un contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”, promosso da Legacoop Bologna in collaborazione con Ancpl – Associazione Nazionale delle cooperative di produzione e lavoro e Legacoop Emilia-Romagna, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

La giornata si è aperta con i saluti di Virginio Merola, sindaco di Bologna, Rita Ghedini, presidente Legacoop Bologna, Giovanni Monti, presidente Legacoop Emilia-Romagna ed è proseguita con l’intervento di Francesca Federzoni di Politecnica-Ancpl.

Dopo un video introduttivo, alla tavola rotonda “Proposte per una Politica di Rigenerazione Urbana e degli Edifici” hanno preso la parola Marco Marcatili di Nomisma, Maurizio Massanelli di Manutencoop Facility Management, Alessandro Delpiano, coordinatore del Piano strategico metropolitano di Bologna, Luca Bosi di SICREA, l’urbanista Edoardo Preger e, infine, Simona Tondelli docente di architettura dell’Università di Bologna.

Sono poi intervenuti l’architetto Mario Cucinella, Carlo Santacroce di ANCPL e il direttore di Legacoop Bologna Simone Gamberini.

La seconda tavola rotonda, arricchita da un video introduttivo, si è focalizzata sul contenimento del consumo di suolo e il riuso del suolo edificato. Hanno partecipato l’onorevole Chiara Braga - relatrice alla Camera del ddl sul consumo di suolo - Raffaele Donini assessore trasporti, reti, infrastrutture materiali e immateriali della Regione Emilia-Romagna, Alessandro Marata del consiglio nazionale degli architetti, Carlo Zini presidente di ANCPL e di CMB, Filippo Delle Piane vice presidente ANCE, il sindaco di Imola e presidente dell’ANCI regionale Daniele Manca.

La scelta di promuovere una giornata di lavori sul tema del consumo del suolo e della rigenerazione del territorio nasce dalla volontà di superare steccati ideologici e separazioni settoriali ormai anacronistiche, per fornire un contributo all’apertura di una discussione nel merito, su un tema cruciale per il progresso economico, sociale ed ambientale del Paese. Il tema del consumo del suolo è da tempo al centro di un dibattito pubblico acceso, mentre sulla rigenerazione urbana e del territorio si moltiplicano i convegni e gli incontri di approfondimento senza che questo porti a far partire interventi significativi.

Rispetto a chi chiede un azzeramento del consumo di suolo senza proporre alternative, la cooperazione propone una chiave di lettura che considera fra loro inscindibili il ragionamento sul consumo di suolo “a saldo zero” e la capacità di rigenerare porzioni di territorio e riutilizzare il costruito, facendo riferimento in quest’ultimo caso non solo alle aree industriali dismesse (cui tipicamente si pensa quando si parla di rigenerazione), ma partendo anche dal recupero di tutta l’edilizia residenziale degli anni ’60-’70 che caratterizza porzioni importanti di città e che non sono oggi più performanti sotto molto punti di vista.

In questa logica, c’è chi ha sottolineato che “rigenerare” non è lo stesso che “riqualificare”: se infatti la riqualificazione è figlia del modello di espansione immobiliare che gira attorno a un valore economico, essa rappresenta solo un pezzetto della rigenerazione che, invece, si fonda su valori e bisogni espressi da una nuova domanda.

Rigenerare ha a che fare con la capacità di passare dall’intervento puntuale su singoli edifici alla rigenerazione di interi tessuti urbani, attraverso un nuovo approccio intersettoriale che porti a individuare soluzioni di co-abitazione e co-produzione. C’è chi ha sintetizzato nello slogan “meno real estate e più logica di terzo settore, meno hardware e più software”.

Le esperienze internazionali richiamate nel corso del dibattito dimostrano che per essere efficace la rigenerazione del costruito deve accompagnarsi ad una rigenerazione del tessuto sociale e imprenditoriale, sia dell’area di intervento che dei soggetti chiamati ad intervenire su di essa. La città deve riuscire a offrire soluzioni nuove a chi nei vecchi modelli non trova più risposte e deve essere in grado di fornire risposte rispetto all’emergenza abitativa, all’esigenza e l’opportunità di “risvegliare” spazi in disuso, alla diffusione di nuovi modelli di consumo che privilegiano l’uso del bene (attraverso forme quali la proprietà differita o l’affitto con riscatto) rispetto alla piena proprietà.

La trasformazione urbana è dunque soprattutto un problema politico e strategico: il 40% delle risorse europee che arriveranno in Italia atterreranno nelle nostre città e, così come le risorse, i progetti e le idee ci sono. Manca una visione politica e strategica in capo ad una pubblica amministrazione che sia non “proprietaria” ma “custode” di un bene comune e che sia in grado di sostenere con politiche e strumenti adeguati le politiche di rigenerazione urbana.

Le aziende devono poter far conto su capitali etici pazienti mentre si impegnano per cambiare rapidamente e far fronte alle nuove esigenze sena cadere nella tentazione di trovare soluzioni al ribasso. Gli esempi internazionali mostrano anche un’altra realtà, secondo la quale non è possibile perseguire in maniera efficace strategie di rigenerazione urbana e contenimento del consumo del suolo senza adeguati strumenti istituzionali, fiscali, amministrativi. Per questo, le associazioni promotrici dell’incontro in collaborazione con le cooperative che hanno preso parte ai lavori preparatori, hanno lanciato alcune proposte concrete e ha posto l’attenzione su alcuni aspetti specifici quali:

  • ·      definire non solo limiti e divieti ma anche incentivi di varia natura, per privilegiare il riuso
  • ·      favorire lo sviluppo del sistema produttivo a partire da una valutazione qualitativa e non meramente quantitativa della proposte
  • ·      sperimentare e promuovere nuove modalità di relazione e confronto fra pubblico e privato, attraverso il coinvolgimento delle comunità e individuando nuove modalità di governance a partire da processi decisionali condivisi, per favorire un processo di trasformazione del territorio costante e flessibile in base alle esigenze e ai bisogni che vengono espressi
  • ·      superare di conseguenza l’attuale eccessiva cristallizzazione e complessità dei livelli di pianificazione territoriale
  • ·      affrontare problemi anche duri ma reali come quello degli espropri necessari per rigenerare oggetti dalla proprietà frazionata e come quello della tutela dei diritti acquisiti da parte degli attori in campo, soprattutto nella gestione della fase di transizione da un paradigma all’altro
  • ·      identificare i livelli istituzionali più adeguati per sviluppare un approccio strategico alla gestione del territorio.
  • In questo scenario, la consapevolezza è che il mercato dell’edilizia non tornerà più quello che abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa e che la rigenerazione urbana rappresenta una straordinaria opportunità per la creazione di nuove occasioni di lavoro.

Occasioni di lavoro che tuttavia non si concretizzeranno nella maggior parte all’interno del comparto delle costruzioni, quanto in quelle esperienze di attribuzione di nuovo valore produttivo che si verranno a generare sui territori, mentre le imprese di costruzioni saranno in grado di svolgere nuovamente un ruolo importante a favore della collettività candidandosi non tanto a realizzare “l’ultimo pezzetto” quanto a mettere insieme in rete tutte le competenze necessarie, in una chiave intersettoriale.