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Giovanni Monti

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venerdì 20 febbraio 2015

Alberto Alberani, Legacoopsociali: Gare Zero per i servizi alla persona

Al Convegno nazionale organizzato il 20 febbraio a Bologna dal Forum del Terzo Settore dell’Emilia Romagna, sarebbe stato utile riascoltare l’intervista che l’assessore ai servizi sociali del Comune di Brescia Felice Scalvini ha rilasciato a Radio Città del Capo ieri mattina. (http://www.radiocittadelcapo.it/archives/modello-brescia-per-il-welfare-mai-piu-gare-al-massimo-ribasso-156362/)

«Il Comune di Brescia – ha ricordato in una nota Alberto Alberani, responsabile Legacoopsociali Emilia-Romagna ha promosso il programma “gare zero” per ciò che riguarda i servizi alla persona; dormitori, asili, assistenza domiciliari saranno affidati a gestori con altre modalità e a tariffa definita e non ribassabile. Dimostrando che si può cambiare rotta. Rinunciando a risparmi (molto spesso trasformati in bonus per i dirigenti…), evitando di promuovere il cannibalismo di soggetti gestori troppo spesso costretti a rinunciare alla loro mission pur di garantire occupazione, prevenendo fenomeni negativi e la generazione di vicende come quella recente di Roma».

Si può fare, come si fa da sempre in Europa dove la relazione fra terzo settore e gestori di servizi non è condizionata dalle gare d’appalto, ma da altre pratiche, come la concessione, la finanza di progetto, l’accreditamento.

«Anche nella Regione Emilia-Romagna – prosegue Alberaniabbiamo dimostrato che si può fare quando abbiamo congiuntamente concordato che i 900 servizi socio-sanitari rivolti a persone disabili e anziane venissero sottratti al mercato delle gare passando a un sistema di accreditamento faticoso, complesso, da migliorare ma che ha garantito qualità dei servizi grazie anche al lavoro regolare e qualificato e continuità gestionali».

«Dopo l‘accreditamento di questi servizi – insiste Alberani – sarebbe opportuno superare le gare d’appalto degli asili nido, dei dormitori, dei servizi per minori ecc. partendo dalle buone pratiche esistenti (accreditamento regionale, esperienza di Brescia, pratiche europee, ecc.) anche per valorizzare la qualità e continuità dei servizi che si può realizzare solo attraverso una valorizzazione del lavoro sociale regolare, il contrasto del lavoro nero e la definizione chiara del volontariato».

«La scelta dell’accreditamento in Emilia-Romagna – conclude il responsabile di Legacoopsociali – è stata una scelta politica comunitaria stimolata dalle diverse parti sociali e recepita dai gruppi consiliari e dalle Amministrazioni in uno schema che, grazie alla partecipazione e alla condivisione, ha garantito l’integrazione fra sviluppo economico e coesione sociale offrendo servizi concreti e di alta qualità alle persone. Ora si tratta di andare avanti: che ne pensano gli amministratori della Regione e dei Comuni emiliano-romagnoli?».